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CHRISTOPHER HITCHENS - CONSIGLI A UN GIOVANE RIBELLE

lunedì 16 gennaio 2012

Ho appena terminato di leggere questo libro dopo averne tanto sentito parlare e nominare e soprattutto dopo la recentissima scomparsa dell'autore.
Christipher Hitchens era un giornalista e critico letterario molto colto, e noto soprattutto per il suo spirito dissacrante e anticlericale, era molto più che ateo, poiché osteggiava palesemente ogni forma di religione. Non bisogna però dimenticare anche il suo radicato antifascismo e i suoi sentimenti anti-monarchici, nonché il suo sarcasmo e la sua dialettica.

In questo saggio, che risale al 2001, l'autore si rivolge con la sua vena polemica e critica, ma anche intensa ed ironica, ad un immaginario studente a cui invia 19 lettere che esplorano l'intera gamma di posizioni contrarie, partendo dalla ricerca dei motivi per cui essere "contro" (E' troppo aspettarsi di vivere in un'epoca effettivamente propizia al dissenso. E la maggior parte delle persone, quasi sempre, preferisce cercare approvazione o sicurezza.), cercando di discernerne le radici ancestrali (In ogni epoca c'è stato chi ha sostenuto che beni "più grandi", come la solidarietà tribale o la coesione sociale, abbiano la precedenza sulle esigenze di giustizia.) e di dare un sostegno all'esporsi in prima persona (Il coraggio non è di per sé una delle virtù fondamentali, è però la qualità che rende possibile l'esercizio delle altre virtù.)

Purtroppo avere posizioni contrarie al comune pensare è spesso stato oggetto di persecuzione, però è anche vero che nella vita il progresso si sviluppa grazie al conflitto e, nella vita mentale, mediante la discussione e la disputa. In contrapposizione con quanti criticano chi non ha fede o non si appella a valori (?) come la patria e la monarchia, egli afferma con forza che non essere d'accordo non significa essere nichilisti, anzi, il confronto è sempre indice di vita poiché se si immagina uno stato di armonia e felicità perpetue, e ti si presenterà una visione di noia, vuoto e prevedibilità.

Attraverso questo dialogo immaginario si vuole spronare le persone a ragionare con la propria testa, ad uscire da schemi preimpostati che spesso sono solo indice di una sottomissione implicita ad un potere affermato.

Si sofferma molto sul discorso religioso, indagandone le origini antopologiche:

La religione è un manufatto umano, gli uomini hanno creato dio a loro immagine piuttosto che l'inverso.
C'è qualcosa di irriducibilmente servile e masochistico nella mentalità religiosa.
La religione è, ed è sempre stata, uno strumento di controllo.
Le forze della devozione sono sempre e ovunque state il nemico giurato di menti e libri aperto al dubbio

Poi approfondisce il permanere di una devozione religiosa incongrua con i nostri tempi moderni, ma ancora dura a morire (La sbobinatura della matassa del genoma ha di fatto abolito il razzismo e il creazionismo, e le stupefacenti scoperte di Hubble e Hawkins ci hanno permesso di fare congetture sull'origine del cosmo. Ma siamo ancora troppo dipendenti dalla vecchia famigliare spazzatura della tribù, della nazione e delle fede.), per arrivare ad osteggiarla chiaramente (Non solo sostengo che le religioni non siano che semplici varianti della stessa menzogna, ma sono dell'idea che l'influenza delle Chiese e gli effetti della fede siano dannosi.).

Tra l'altro pone la religione ed il razzismo sullo stesso piano (Per certi aspetti mi spiace per i razzisti e i fanatici religiosi, perché non hanno proprio capito cosa voglia dire umanità, e meritano un po' di compassione. Ma poi il mio cuore si indurisce, allora decido di odiarli ancor più per l'infelicità che hanno inflitto e pere le spregevoli scuse con cui giustificano il loro modo di agire.), poiché hanno gli stessi obiettivi di imporre un "giusto" soggettivo (Diffida di chi usa il "noi", o parla in nome "nostro". Diffida di te stesso se senti insinuarsi simili toni nel tuo stile. La ricerca della sicurezza e la volontà di essere maggioranza non sempre significano solidarietà; possono essere un altro nome per consenso, tirannia e tribalismo.) mentre continua a ribadire di mantenere uno spirito critico su ogni cosa (una mentalità scettica è almeno altrettanto importante di qualsivoglia posizione di principio).

Davvero un libro illuminante sotto molti punti di vista, un modo di fare chiarezza, ma anche di acquisire strumenti che possono servire in ogni ambito. Avere dei dubbi non solo è lecito, ma anche auspicabile per potere mantenere la propria lucidità e la propria consapevolezza.
Lo consiglio a tutti, dagli adolescenti che cominciano a farsi domande ed a cercare risposte, o per lo meno, cercano il modo per trovarle, agli adulti che spesso hanno smesso anche di porsi domande e si sono lasciati travolgere dal comune pensare rinunciando alla loro ribellione interiore.

Si scoprirà molto spesso che gli uomini sono profondamente attaccati alle illusioni e ai pregiudizi, e non sono solo le cupe vittime del dogma e dell'ortodossia. Se per caso ti è capitato di discutere con un credente, avrai notato come costui metta in gioco la propria autostima e il proprio orgoglio, e come tu gli stia in realtà chiedendo di rinunciare a qualcosa di più che non soltanto al punto in questione. La stessa cosa si può dire dei patrioti viscerali, degli ammiratori della monarchia e dell'aristocrazie. La devozione a una causa è una forza potente nelle faccende umane; non servirà a nulla trattare da servo mentale un individuo convinto che la propria sudditanza sia onorevole e volontaria.

Molto spesso la cosa più difficile da dire è quella che ci sta davanti al naso. E c'è, non di rado, una forte pressione sociale affinché non si prenda nota dell'evidente.

Fa ogni sforzo per combattere l'atrofia e la routine.

La nostra maggiore risorsa è la ragione, ed essa non può certo avere uno sviluppo corretto, se le insegniamo a presupporre quanto deve essere provato.

Ciò che davvero importa in un individuo non è cosa pensa, ma come pensa.

Se le persone hanno diritto alle loro illusioni, non hanno però diritto a un illimitato godimento di esse e a imporle agli altri.

Se gli eccentrici e gli scettici fossero la maggioranza, non sarebbero eclettici e scettici.

Coloro che devono o vogliono pensare per conto proprio saranno sempre una minoranza; la razza umana può essere nell'intimo individualistica e narcisistica, ma in massa è molto facile da controllare. La gente ha bisogno di rassicurazione di appartenenza.

Non penso che la solidarietà dell'appartenenza sia una meta cui valga la pena di ambire. Apprezzo che possa conferire orgoglio, e che possa indurre al reciproco aiuto e perfino alla fratellanza e alla sorellanza, ma ha anche molte qualità soffocanti , e parecchi, se non la maggioranza, dei suoi benefici possono essere ottenuti in altri modi.

Le cose che fanno litigare le persone e le istupidiscono sono ovunque sempre le stesse. Le due cose peggiori, come si può capire senza andarsene di casa, sono il razzismo e la religione.

Non appena scopri che la stupidità e la crudeltà sono le stesse ovunque, scoprirai che anche gli elementi essenziali della natura umana sono gli stessi ovunque.

Ma la cosa più importante di tutte, gli istinti della giustizia e della libertà sono innati in noi esattamente come gli impulsi del tribalismo, della xenofobia sessuale della superstizione.

Sartre distingueva tra ribelli e rivoluzionari. I ribelli, dice, sembrano segretamente volere che il mondo e il sistema rimangano come sono. Tale permanenza, dopotutto, è la garanzia della loro perdurante possibilità di ribellarsi. Il rivoluzionario, al contrario, desidera davvero ribaltare e cambiare le condizioni esistenti.

Non aver timore che ti giudichino un monomaniaco [...] E' uno di quegli insulti emblematici che si denunciano da soli come punzecchiature di coscienze meschine o di individui abituati a essere indulgenti con se stessi. E' un epiteto che dovrebbe esserti di sprone per altro ronzii monotoni.

Guardati dell'irrazionale, per quanto seduttivo. Sta' all'erta di fronte al "trascendente" e a tutti coloro che ti invitano ad assoggettarti o ad annullarti. Diffida delle compassione; preferisci la dignità per te e per gli altri. Non aver paura di essere considerato arrogante o egoista. Non essere mai spettatore dell'ingiustizia o della stupidità. Cerca la discussione e la disputa per il piacere che ti danno; la tomba ti offrirà un sacco di tempo per tacere. Sospetta delle tue stesse ragioni, e di qualsiasi scusa. Non vivere per gli altri più di quanto ti puoi attendere che gli altri vivano per te.

RICHARD DAWKINS - L'ILLUSIONE DI DIO

domenica 8 gennaio 2012

Non avevo mai letto niente di Dawkins e sono rimasta molto colpita dal suo pensiero e dal fatto che giorno dopo giorno mi rendo sempre di più conto che quello che ho sempre pensato non era poi così sbagliato, o, perlomeno, è condiviso da molte persone. Già nell'adolescenza avevo compreso con la giusta lucidità che Dio, quasi sicuramente, o molto probabilmente è il frutto esclusivo dell'uomo e del suo bisogno di credere. Però questo pensiero così dissacrante è spesso rimasto sopito perché viviamo in una società che condanna un tipo di atteggiamento non credente e questo perché si toglie potere a chi comanda.
Esatto: Dio è solo lo strumento che serve alle persone per comandarne altre.
Molti in cuor loro sanno di essere atei, ma non osano ammetterlo con la famiglia e a volte nemmeno con se stessi, anche perché il termine "ateo" è sempre stato caricato di connotazioni negative e inquietanti.
Come mai se si critica la religione, anche la chiarezza cessa di essere una virtù e viene percepita come ostilità ed aggressività?

Questo libro si apre con una citazione di Douglas Adams:
Non basta godersi la bellezza di un giardino senza dover credere che ci siano le fate in un angolo?

Da qui parte l'autore per analizzare innanzitutto perché molti credono nella "credenza" più che essere religiosi e seguire i dettami, i dogmi o quanto viene proposto come verità rivelata ed intende risvegliare le coscienze per portarle a comprendere quanto l'essere atei non sia qualcosa di cui vergognarsi, anzi, sia il modo più onesto di vivere un'esistenza che riesce a comprendere la magnificenza del mondo reale senza essere "toccati" dalla religione.
Siamo abituati a non mettere mai in discussione le dottrine religiose, perché la fede detiene il privilegio unico di essere al di sopra e al di là delle critiche, perché la scienza, chissà come mai, deve dimostrare ciò che afferma, la religione no. E chissà come mai è diventato più facile credere che Gesù sia esistito e che sia il figlio di Dio, piuttosto che pensare che l'evoluzionismo darwiniano sia la risposta a tutto ciò che siamo. Dawkins compie un'analisi critica ed obiettiva partendo dall'ipotesi che Dio esista, e ne propone anche degli argomenti a favore, che però si risolvono tutti nella conclusione che sia quasi certo che Dio non esista affatto e che sia una sorta "scorciatoia" alla risposta del perché siamo qui.

Una cosa ci ha dimostrato la storia della scienza: che non arriviamo da nessuna parte dando alla nostra ignoranza il nome di "Dio". Jerry Coyne (genetista americano)

Quando qualcuno dice che è stato Dio a fare una cosa, in genere vuol dire che non comprende assolutamente nulla di quella cosa e la attribuisce quindi a un'irraggiungibile e inconoscibile fata dei cieli. Appunto. Perché una fata non è credibile, così come Babbo Natale o la Befana, e invece Dio, o Allah, o Odino lo è? Dello stesso tipo è la frase ce viene riportata di Robert M. Pirsig: "L'illusione di cui è vittima una persona è chiamata malattia mentale; l'illusione di cui sono vittime molte persone è chiamata religione".

Molti non capiscono che avere un approccio scientifico alla realtà non è un accanimento nei confronti della religione, perché per quanto "creda" con forza all'evoluzione, il vero scienziato sa esattamente che cosa gli farebbe cambiare idea: prove contrarie. Invece questo non viene fatto dai credenti religiosi che seguono (o credono di seguire) i dettami decisi da altri uomini  prima di loro e che vengono cambiati a loro piacimento, introducendo o togliendo nuovi o vecchi dogmi. La religione è mutevole, la scienza no, le leggi della fisica esistono senza dubbio, eppure per tanti sono messe da parte per affermare false verità.
Come anche credere che la religione abbia lo scopo di renderci più "buoni", che ci dia dei valori etici, quando sia le "sacre" scritture, sia gli attuali detentori del potere religioso non fanno che contraddire tutto questo.

Dawkins affronta tutti questi temi analizzando le origini della religione e dell'etica, appunto, della nostra morale che evolve con l'evolversi dei tempi, fino ad arrivare a contestare in tutto e per tutto la religione, che secondo lui, è la fonte di molti mali odierni, soprattutto ponendo l'accento sull'impegno di essa a creare ostinatamente una divisione promuovendo il proprio gruppo ad escludere gli altri. E' un pensiero molto forte perché non si riferisce solo agli estremismi, ma alla maniera subdola in cui la religione avvelena la nostra società, a partire dal fatto che si insegna ai bambini che la fede è una virtù, quando in realtà è un sopire le coscienze. Più che degli abusi fisici di cui si sente tanto parlare nella cronaca quasi quotidiana si sofferma sugli abusi psicologici di cui invece si parla quasi per niente, e che alimentano e inquinano la razionalità.

Anche questo libro mi ha aperto gli occhi di fronte a cose che ancora sono difficili da sradicare, come mandare i propri figli a catechismo. E se invece insegnassimo loro fin da piccoli che si può essere "cristiani" senza essere religiosi? Che si può essere buoni senza credere nel diavolo o nel paradiso? Che il bene ed il rispetto sono valori laici e che non c'entrano niente con la religione, la quale, invece, spesso si comporta esattamente all'opposto di ciò che predica?

Ma forse questo vorrebbe dire non essere ipocriti ed al giorno d'oggi ci vuole un bel coraggio.

PAOLO GIORDANO - LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI

martedì 27 dicembre 2011

Finalmente ho letto questo best-seller di cui mi avevano parlato un gran bene e da cui è stato anche tratto un film. Devo dire che il mio giudizio è più che positivo, anche se mi aspettavo tutt'altra storia in cui i numeri erano molto più presenti.
I due protagonisti di conoscono da adolescenti, in quel periodo di transizione che per tanti segna il passaggio alla maturità (tanti non ci arrivano mai), con tutti i suoi drammi, con piccoli e grandi episodi di bullismo, con l'eterno conflitto tra ciò che  vogliamo e ciò che vogliono gli altri da noi. Sentirsi menomati più internamente che fisicamente è una costante che accompagnerà Alice e Mattia nel corso degli anni, portandosi dietro le loro ferite fisiche da ben prima dell'adolescenza.
Ho trovato questo libro molto verosimile, i personaggi sono ben delineati e realistici perché tutti noi ci portiamo dei "pesi" che non riusciamo a "smaltire" ed a risolvere negli anni, magari riusciamo a conviverci, ed in fondo forse va bene anche così. I numeri primi a cui si fa riferimento nel titolo sono quelli a cui vengono paragonati i protagonisti poiché sono simili, ma mai vicini, sempre separati almeno da un altro numero. Effettivamente sembra che la vita spesso riservi delle tempistiche diverse per ognuno di noi da rendere o non rendere possibili gli incontri con i nostri "gemelli".
Lo stile di scrittura è molto fluido e facile da capire, magari non ci sono tante frasi memorabili, ma devo dire che l'ho letto con interesse dalla prima all'ultima pagina, infatti ci ho messo solo 4 giorni a finirlo. Anche il fatto che non ci sia un vero e proprio "finale", inteso nella maniera classica, contribuisce a dare un senso di realismo al tutto, poiché spesso anche nelle nostre vicende non c'è un punto fisso in cui terminano gli eventi, ma a volte sono solo sospensioni.

Aveva paura ad ammetterlo, ma quando era con lei sembrava che valesse la pena di fare tutte le cose normali che le persone normali fanno.

Le mancava la madre come a lui mancava una moglie e le mancanze si assomigliano un po' tutte.

Ormai dipendeva da quel luogo, ci si era attaccata con l'ostinazione con cui ci si attacca soltanto alle cose che fanno male.

Gli approcci sono tutti uguali, come le aperture a scacchi. non bisogna inventarsi niente, non serve, perché tanto si è in due a cercare la stessa cosa. Poi il gioco trova a da sé la sua strada ed è solo a quel punto che ci va la strategia.

La scena era pronta. Mancava solo un'azione, uno strappo a freddo, istantaneo e brutale come tutti gli inizi.

Ci si può ammalare anche solo di un ricordo.

C'era stata quella volta e ce n'erano state infinite altre, che Alice non ricordava più, perché l'amore di chi non amiamo si deposita sulla superficie e da lì evapora in fretta.

Ormai l'aveva imparato. Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante.

MELISSA HILL - UN REGALO DA TIFFANY

domenica 13 novembre 2011

Sono una persona romantica e mi aspettavo un libro simile a quelli di Sophie Kinsella o di Alessandra Appiano, che mi piacciono molto quando mi voglio rilassare un po', ma mi sono veramente annoiata ed anche innervosita a leggere delle assurdità che potrebbero andare bene o in un romanzetto dell'Ottocento o in una favola da raccontare ad una bambina.
La striscetta sopra la copertina annunciava che sarebbe stato divertente come Sophie Kinsella, ma se il genere può essere lo stesso, siamo anni luce da quello stile frizzante e mi ha stupito ancora di più che ci siano state sette edizioni in tre settimane!
Inizialmente sembra una storiella carina, ma poi sconfina nella banalità e nel dilungarsi in situazioni che potevano essere descritte in molte meno pagine, parallelamente sono rimasta infastidita dai personaggi di nessuno spessore ed alcuni passano per "buoni", quando in realtà sono degli smidollati che non sanno prendere la situazione in mano. Più della metà del libro l'ho finita leggendo un paio di righe per pagina, giusto per rendermi conto di dove la scrittrice volesse andare a parare e la piccola sorpresa finale non è riuscita a riabilitare uno dei libri più brutti che abbia mai letto, anche se è scritto bene (almeno questo).
Almeno così non ho perso tempo per leggermi altri libri che meritano di più la mia attenzione e per fortuna che l'ho acquistato con un 20% di sconto, ma sono stati comunque soldi buttati.

NICCOLO' AMMANITI - IO E TE

mercoledì 9 novembre 2011

E' un libro breve, quasi un racconto che si legge rapidamente e sorprende con la sua semplicità. I personaggi di Ammaniti sono belli perché verosimili e perché non sono "perfetti", non sono idealizzati ed anche il brutto e cattivo suscita in qualche modo simpatia e comprensione. Quando poi il protagonista è un ragazzino allora sono ancora più ampliati quei piccoli grandi drammi del diventare grandi.

E' imbarazzante essere visti quando stai male. E quando uno sta morendo vuole essere lasciato solo. Questa cosa delle visite proprio non la capivo.

E poi io odiavo le fine. Nelle fini le cose si devono sempre, nele bene o nel male, mettere a posto. A me piaceva raccontare di scontri tra alieni e terrestri senza una ragione, di viaggi spaziali alla ricerca del nulla. E mi piacevano gli animali selvatici che vivevano senza un perché, senza sapere di morire. Mi faceva impazzire, quando vedevo un film, che papà e mamma stessero sempre a discutere della fine, come se la storia fosse tutta lì e il resto non contasse nulla. E allora, nella vita vera, anche lì, solo la fine è importante?

FABIO VOLO - LE PRIME LUCI DEL MATTINO

domenica 6 novembre 2011

Mi piacerebbe molto scrivere un libro su qualche episodio delle mia vita, me lo hanno detto in tanti quando sentono i miei racconti "veri", ma ormai c'è chi l'ha già fatto e la cosa stupefacente è che è un uomo! Ho letto questo romanzo in 3 giorni, mi sono immedesimata al 90%, e non mi era mai accaduto di ritrovare così tante sensazioni tutte insieme, di ritrovare una parte del mio passato recente e del mio presente. Più andavo avanti e più rimanevo esterrefatta nel ritrovare le stesse frasi che pensavo, le stesse emozioni che ho vissuto, la stessa angoscia e la stessa gioia, mi sembrava di avere uno specchio davanti.
Ma non è che Fabio Volo ha ascoltato la mia storia da qualche parte? Del resto secondo la teoria dei "Six degrees" in qualche modo siamo collegati.
Vado a prendere appunti prima che mi "rubino" un'altra parte della mia rocambolesca vita.

Quando terminano i respiri corti, lasciando spazio a uno lungo profondo che riempie e svuota il petto. In quei momenti non mi manca nulla.

A forza di fingere, a volte non so più nemmeno quale sia la verità.

Con il passare degli anni è sicuramente meno faticoso sopportare il silenzio che un discorso che non interessa più.

Alla donna che sono stata voglio bene. Anche se era fragile non è mai stata debole, anche se era stanca e sfinita non ha mai smesso di lottare. Ha saputo resistere. Alla donna che sono stata sento di dover riconoscere dei meriti, molti: il coraggio di sbagliare, la volontà di esserci, la responsabilità di scegliersi.

Come si può desiderare e amare un uomo che non si ribella a nulla?

Ho la sensazione di consumare la mia vita nell'attesa di qualcosa che non accadrà mai.

Anch'io ho paura di affrontare certi argomenti. Ho creduto così tanto in una storia che non voglio accettare di essermi sbagliata.

Allora inizio a chiedermi se non sia colpa mia, magari non mi so accontentare, forse sto inseguendo un sogno di perfezione che non può essere raggiunto nella realtà. In fondo lui è una brava persona e dovrei imparare a essere meno esigente, emotivamente più autonoma e adattarmi un po' di più. Sono io ad essere sbagliata.

Non mi riconosco più: sono sempre stata sorridente, allegra, comprensiva; adesso invece ho dei comportamenti di cui mi vergogno.

Paolo sa benissimo quanto mi pesino i pranzi da sua madre.

Con il matrimonio non ci si promette l'amore, ma di restare insieme anche quando non ci si ama più. Poverini...vi fa paura la solitudine, eh? Vi terrorizza l'idea di invecchiare da soli. In realtà siete già soli e non ve ne accorgete.

Ho scoperto cosa c'è di peggio di un bacio negato quando lo desideri: un bacio ricevuto quando ormai è troppo tardi.

Nella vita ci sono attimi, istanti, frazioni di secondo in cui un "no" può diventare un "sì". Per anni ho aspettato che la mia vita cambiasse, invece ora so che era lei ad aspettare che cambiassi io.

Secondo lei io mi sacrificavo per qualcuno perché l'altra persona si sentisse in debito con me.

Lo spazio di un errore è uno spazio di crescita.

L'errore in sé conta poco, conta come diventiamo dopo quell'errore, come incide su di noi, come ci rende. Magari ti migliora. Chi può dirlo?

Fai qualcosa per te, per una volta. Magari poi scopri che un senso ce l'ha.

Concediti la possibilità di incontrare una parte diversa di te, scordati un po' chi pensi di essere, e vedi che succede.

A volte ho l'impressione che le mie insicurezze non mi permettano di ascoltare la parte più vera di me.

Amo la sua sicurezza e la sua grazia. La sicurezza può essere dovuta all'esperienza, ma la grazia non si può conquistare. E' un dono.

Mi stupivo perché ciò che ero in grado di fare un corrispondeva all'immagine che avevo di me stessa.

Mi chiedo se ci sia più peccato nel seguire quello che sento o nell'ipocrisia di vivere ciò che sono.

Il mio piacere è diventato un esercizio per imparare a conoscere la libertà. Sono una donna risvegliata.

Sono donna e mi dovrei vergognare perché anch'io desidero, perché come donna mi è concesso desiderare solo di essere moglie o madre. Non più. Cammino dritta, austera come un uomo perché ho lo stesso diritto a godere che hanno loro.

Ho capito quali sono le cose importanti che voglio da un uomo. Come mi tratta. Come mi scopa.

L'amore è un rischio che una persona si assume. Per questo il vero amore è per i coraggiosi.

Chiediti cosa vuoi realmente, di cosa hai bisogno, chi sei a questo punto della tua vita. Non nasconderti di nuovo dentro una storia, prova a immaginarti per una volta nel mondo, non in funzione di un uomo, ma sola con te, con le tue necessità.

In una relazione quando non ci sono desideri non c'è più nulla da dirsi.

Nessuno ti cambia facendoti diventare una cosa che non sei; ti cambia portando alla luce una parte di te che non conoscevi ma che ti appartiene. Si cambia diventando una persona che si è già.

Vivere sola mi ha insegnato a chiedermi cosa voglio e cosa desidero. Sembra scontato, ma per me non lo è mai stato. Ho imparato a trovare dentro di me le misure e le ragioni del mio vivere. Ho capito che devo volere ciò che sarò, non posso più vivere per compiacere qualcuno, obbligandomi a essere quella che non sono. Nello specchio di questa casa ho visto la persona che mi sento, una donna che avevo dimenticato e messo da parte senza rendermene conto.

Non sto andando a vivere con lui perché penso che il nostro sarà un amore eterno. Vado a stare da lui perché adesso è la persona con cui voglio addormentarmi la sera e risvegliarmi al mattino.

Quante donne ho dovuto indossare per essere pronta per l'uomo di oggi?

KEN FOLLETT - I PILASTRI DELLA TERRA

domenica 30 ottobre 2011

Dopo circa 15 anni ho riletto questo libro che mi era piaciuto tantissimo e devo dire che ho ritrovato una trama davvero avvincente, con una moltitudine di personaggi variegati. Il bello è che non ci sono solo quelli "buoni" e quelli "cattivi", ma spesso li ho trovati molto umani, nel senso di avere tante sfumature e sia pregi che difetti in ognuno di loro.
La ricostruzione di abitudini e usanze medievale è piuttosto accurata e lo sfondo temporale nel momento di passaggio da un modo di concepire l'architettura ad un altro rende tutto molto verosimile.
Direi che il giudizio rimane più che buono, anche se la prima volta mi era piaciuto di più, a dire il vero, forse perché ho una concezione diversa della religione.

Se le figlie dei conti potessero sposare chi vogliono, saremmo governati da menestrelli e fuorilegge dagli occhi tenebrosi.

Tutti gli sciocchi sanno buttarsi in una zuffa, ma un saggio sa come starne lontano.

Se la gente non era spaventata, non si poteva sapere che cosa era capace di fare.

Era sorprendente come una lampante ingiustizia poteva finire per apparire un caso equilibrato.

La proporzione è il cuore della bellezza.

Gli uomini interpretavano un rifiuto garbato come un segno d'indecisione e insistevano.
L'aveva trattato come un collaboratore e un suo pari, l'aveva ascoltato mentre parlava, gli aveva risposto con franchezza, aveva adempiuto alle proprie responsabilità e si era aspettata che lui facesse altrettanto. Ma certi uomini lo scambiavano per un incoraggiamento.
L'aveva ferito e le dispiaceva, ma tra un momento si sarebbe indignato, si sarebbe comportato coe se gli avesse rivolto un'accusa ingiusta. Poi avrebbe finito per convincersi che l'aveva insultato senza motivo e sarebbe diventato velenoso.

Pregate per chiedere i miracoli ma piantate i cavoli.

Nessuno sospettava di lei. Non pensavano che una donna potesse essere pericolosa. Com'erano sciocchi. Le donne potevano fare quasi tutto ciò che facevano gli uomini.

Nessuno fa mai niente per gratitudine.

JEFF LINDSAY - DEXTER L'OSCURO

sabato 27 agosto 2011

Il terzo capitolo del giustiziere è forse il più avvincente e si distacca ancora di più dal telefilm con l'inserimento di nuovi personaggi e l'approfondimento in maniera diversa di altri. E' molto più introspettivo e molto più sarcastico e cinico il nostro Dexter, che si ritrova da solo stavolta e si "umanizza", ma non troppo e mantiene il suo meraviglioso humor anche di fronte agli eventi più tragici. L'aspetto interessante è il vedere la vita umana da un altro punto di vista che non sia quello banale della quotidianità, anzi, rifuggita il più possibile, ma una diversità che trova nell'essere "normali" solo una maschera.



Io non penso quasi mai. Interferisce coi miei processi mentali.

Gli slanci umanitari sono quasi sempre il segnale che, sotto la maschera di Madre Teresa di Calcutta, si celi qualcosa di nefando, spietato e, soprattutto, divertente. Con questo non dubito che nei recessi dell'animo umano si annidi davvero uno spirito caritatevole unito all'amore per il prossimo. Assolutamente. Voglio dire, sono certo che da quache parte ci sarà pure. Io, però non l'ho ancora incontrato. Dato che sono personalmente privo sia di umanità sia di buon cuore, mi vedo costretto a basarmi sull'esperienza e l'esperienza mi dice che la carità comincia e finisce a casa propria.

Non c'è modo di tornare indietro, di ricacciare la serpe nell'uovo. Invece addestrare sì, è possibile.

Non mi ero mai sentito così stupido...il che voleva dire che non mi ero mai sentito così umano.

Un rimedio contro il dolore esiste e consiste nell'impegnarsi a capofitto in un compito totalmente inutile. Così mi misi davanti al computer e comincia a lavorare.

A volte se smettiamo di pensare a una cosa, dopo un po' ci viene in mente la risposta.

JEFF LINDSAY - DEXTER IL DEVOTO

domenica 31 luglio 2011

Secondo capitolo della saga di Dexter che si distacca ancora di più dalla serie vista finora in tv, ma diventa ancora più avvincente per il ruolo dei personaggi e le loro vicende. Il tono rimane sempre ironico e "nero" e per questo riesce a fare addirittura sorridere nonostante la crudezza delle descrizioni.

Essere abitudinari non è mai una buona cosa.

Il segreto di una vita felice sta nell'essere fieri delle proprie conquiste e tesi verso nuovi obiettivi.

Quando hai a che fare con persone dalle capacità comunicative piuttosto limitate e prive del desiderio di svilupparle, è sempre meglio passare oltre.

Una faccenda è siporre di informazioni pronte all'uso, un'altra è capirne il significato e riuscire ad usarle.

La pazenza conta più dell'intelligenza.

Non puoi usare la logica per capire gli uomini. Devi avere pazienza, osservare, imparare.

Se non puoi fare qualcosa subito aspetta finché non verrà il momento.

Perché molte donne grasse pensano di star bene con la maglietta sopra l'ombelico?


SCARLETT THOMAS - L'ISOLA DEI SEGRETI

domenica 26 giugno 2011

Un librettino poco impegnativo che si legge in poco tempo molto adatto ai raggazzi. Peccato per il finale che forse andava sviluppato un po' più approfonditamente come lo sono stati i personaggi.

Lei vede le cose come attraverso una videocamera che ha nella testa. E poichè la videocamera è oggettiva, le cose non sono nè allegre nè tristi: sono e basta.

Emily odia le ragazze e ciò che notano. Ma in un certo senso odia più gli uomini, perché non notano niente, perché per loro una seconda scelta è sempre buona abbastanza.

La vita è quasi sempre abbastanza spaventosa. E saper nascondere la tua paura è la prima cosa di cui hai bisogno nel mondo.

Nessuno vuole vivere una rivoluzione. Non quando siamo stati così fortunati da nascere in un'epoca di lusso e benessere e carta igienica trapuntata e pretzel ricoperti di cioccolato e McDonald's e a ogni incrocio. Quello a cui la gente non pensa mai è che forse McDonald's non è una crudele icona capitalista che si sta impossessando del mondo. Che forse McDonald's è solo un modo conveniente per mangiare in fretta, e alla gente piace da morire che sia ovunque. Forse il potere del consumatore è più forte di quello delle persone. O forse non c'è più differenza.

GEORGE ORWELL - 1984

lunedì 6 giugno 2011

Un libro meraviglioso ed attualissimo, anche se molto pesante, ma comunque coinvolgente. Ci ho messo tanto tempo a leggerlo, ma ne è valsa sicuramente la pena perché è importante per capire certe dinamiche che non cambieranno mai nella politica e nella gestione del potere.

Quel che era più importante capire era che l'astinenza sessuale produceva l'isterismo, un fenomeno da favorirsi, perché lo si poteva facilmente trasformare nell'infatuazione per la guerra e nell'adorazione dei capi. Lei glielo spiegò così:
"Quando fai all'amore, spendi energia; e dopo ti senti felice e non te ne frega più di niente. Loro non possono tollerare che ci si senta in questo modo. Loro vogliono che si bruci l'energia continuamente, senza interruzione. Tutto questo marciare su e giù, questo sventolio di bandiere, queste grida di giubilo non sono altro che sesso che se ne va a male, che diventa acido. Se sei felice e soddisfatto dentro di te, che te ne frega del Gran Fratello e del Piano Triennale, e dei Due minuti di Odio, e di tutto il resto di quelle loro porcate?"
Tutto questo era verissimo, pensò. C'era un rapporto diretto e intimo fra l'astinenza sessuale e l'ortodossia politica. [...] L'istinto sessuale era un pericolo per il Partito, e il Partito l'aveva messo a frutto snaturandolo.

Un certo tipo di insuccesso è preferibile a un certo altro tipo.

Alla lunga una società organizzata su basi gerarchiche era possibile soltanto sul fondamento della povertà e dell'ignoranza.

L'ineguaglianza era il prezzo della civiltà.

Paragonati con le categorie corrispondenti del passato, essi erano meno avidi e anche meno tentati dal lusso, ma più affamati di pura potenza, e soprattutto più coscienti di quel che facevano e più preoccupati di sbaragliare l'opposizione.

I gruppi di governo erano sempre più o meno partecipi di ideologie liberali e tolleravano scappatoie d'ogni genere, giudicando solo quegli atti materiali e palesi e disinteressandosi di quel che i sudditi effettivamente pensavano dentro le loro coscienze.

Le masse non si rivoltano mai di propria iniziativa, né si rivoltano soltanto perché sono tenute in oppressione. in realtà, se si impedisce loro di fare paragoni con altri strati della popolazione, non arrivano mai nemmeno ad accorgersi che sono oppresse.

Il segreto del comando consiste nel combinare tra loro da un lato la fede nella propria infallibilità e dall'altro la capacità di apprendere da passati errori.

Più è profonda la comprensione di un dato soggetto, e più profonda è anche la delusione che se segue: più si è intelligenti, meno si è sani di mente.

Forse non c'era tanto bisogno e quindi desiderio di essere amati quanto di essere capiti.

Nessuno s'impadronisce del potere con l'intenzione di abbandonarlo in seguito. Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura.

Il potere significa il potere sugli uomini. Sul corpo...ma soprattutto sulla mente.

"Come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro uomo?" " Facendolo soffrire" [...] L'obbedienza non basta. [...] Un mondo di paura, di tradimenti e di torture, un mondo di gente che calpesta e di gente che è calpestata, un mondo che diventerà non meno, ma più spietato, man mano che si perfezionerà.

KHALED HOSSEINI - IL CACCIATORE DI AQUILONI

sabato 7 maggio 2011

Non so se siano state le alte aspettative o la mia predisposizione d'animo tendente al cinismo, ma questo libro, di cui avevo sentito parlare tanto bene, è stata una delusione. La storia è molto bella e densa di avvenimenti e colpi di scena, e viene ben dipinta una situazione sociale e politica tragica, ma l'ho trovato troppo "ruffiano", come se l'autore, toccando certi (soliti) temi, avesse voluto ingraziarsi il pubblico. Lo stile è molto buono e comunque si è coinvolti nelle vicende, ma mi è rimasto un retrogusto strano che mi fa dire: "tutto qui?". Chissà se leggerò il suo secondo romanzo.

Non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente.

I figli non sono un album da colorare come piace a noi.

Le persone che dicono solo quello che pensano veramente credono che tutti facciano come loro.

E' meglio essere feriti dalla verità che consolati da una menzogna.

Un uomo privo di coscienza e di bontà non soffre.

JEFF LINDSAY - DEXTER IL VENDICATORE

Mi sono appassionata alle vicende di Dexter Morgan guardando il telefilm, ma il libro libro è stato all'altezza e si distacca anche dalle puntate che ho visto, quindi è come avere dei nuovi episodi. E' molto bello lo humor nero che pervade tutta la lettura ed è tutto incentrato sui pensieri del protagonista e fa riflettere sulle tante maschere che noi stessi ci mettiamo per dare una certa immagine agli altri e nascondere ciò che veramente siamo.

Chiunque può essere simpatico, se non si vergogna a fingere.

rita voleva che andassi da lei per dare libero sfogo a se stessa. Avevo alcuni rilevanti difetti caratteriali che doveva sottolineare con un opportuno slancio emotivo di contorno e la mia presenza si rendeva necessaria.

Sul serio: se non mi fate arrivare il giornale in orario, come potete pretendere che non vada in giro ad ammazzare la gente?

L'unico dovere nella vita era di essere interessante.

PATRICK SUSKIND - IL PROFUMO

lunedì 28 marzo 2011

Stranamente ho visto il film prima di leggere il libro, ed ancora più stranamente il primo è all'altezza del secondo. E' perfettamente riuscito l'intento di far trasparire gli odori ed i profumi, di cui spesso non ci rendiamo conto, ma ci pervadono l'esistenza e ci condizionano più di quanto crediamo.

Non voleva affatto essere un inventore. L'invenzione gli era molto sospetta, poiché significava sempre l'infrazione di una regola.

Il talento non vale nulla, la cosa più importante è l'esperienza, che si conquista con la modestia e con la diligenza.

Voleva essere il dio onnipotente del profumo, così come lo era stato nella sua fantasia, ma ora nel mondo reale e regnando su uomini reali. E sapeva che ciò era in suo potere. Poiché gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo. Poiché il profumo era fratello del respiro. Con esso penetrava negli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere.

GIULIO CESARE GIACOBBE - COME DIVENTARE BELLA RICCA E STRONZA

sabato 26 marzo 2011

Ero molto incuriosita da tempo da questo libro, ma, devo dire che tra i numerosi manuali su autostima e voglia di riscatto, questo non è certo il migliore, tuttavia offre spunti interessanti visti da un uomo e certo non è un parere da poco. In effetti alla base di tutto ci sono gli istinti che regolano le nostre vite e allora perché non sfruttarli per ottenere ciò che vogliamo? L'importante è sapere ciò che si vuole e che cosa siamo disposti a fare per ottenerlo.

L'innamoramento non dura perché rischia di svelarsi per quello che è. La proiezione del proprio bisogno di un genitore su un'altra persona che normalmente non solo non ne è all'altezza, ma ne è addirittura del tutto all'oscuro. L'innamoramento non deve essere confuso con l'amore. L'innamoramento è bisogno di amore, non capacità di amare.

L'accettazione incondizionata e assoluta dell'altro. Il donarsi all'altro. Il desiderio della sua felicità. Che diventa anche la nostra. Questo è l'amore. Nient'altro lo è. Tutti gli altri sono amori finti. Come l'innamoramento. Che non vuole la felicità dell'altro, ma la propria.

L'innamorato è la persona più debole dell'universo, perché la sua felicità dipende dalla presenza e dalla disponibilità della persona amata.

Per gli uomini la bellezza di una donna consiste nella sua capacità di seduzione.

E' tutta questione di confezione e di presentazione. E quindi di testa. Quindi, in definitiva, la bellezza è una questione di suggestione. Ciò significa autoimmagine. Se tu ti vedi bella anche gli altri ti vedono bella.

E come mai non capite che anche a noi uomini piace più la donna intrigante della donna bellissima?

Per gli uomini la bellezza di una donna non sta nel suo corpo, ma nel come essa lo muove.

L'autoimmagine si costruisce con la ripetizione cosciente di un'immagine o di un modello concettuale con il quale ci si identifica.

La seduzione non è un abito di stoffa. E' un abito mentale.

Il modo migliore per diventare stronza è prendere tanti calci nel sedere da avere una gran voglia di renderli.

Molti demandano il problema della propria felicità agli altri e pretendono che siano gli altri a risolverglielo. Questo genera sofferenza il loro che non risolvono il problema, e negli altri che non sono in grado di risolverglielo e vengono per questo da loro colpevolizzati.

Se tu stai bene con te stessa perché hai la stima e l'amore di te stessa, tu sei felice in qualsiasi situazione ti godi qualsiasi cosa.

Sono le vittorie che riporti giornalmente sulla solitudine, sulla povertà, sulla fame, sulla fatica, sulla sconfitta, sulla delusione, sull'ingiuria, sul disprezzo, sulla sofferenza. Sono la tua resistenza alle difficoltà. Sono il tuo coraggio nell'affrontarle.

UTE EHRHARDT - LE BRAVE RAGAZZE VANNO IN PARADISO LE CATTIVE DAPPERTUTTO

martedì 22 marzo 2011

Da tanto volevo leggere questo libro dal titolo così curioso e non mi ha deluso nei contenuti, dove ho verificato quanto sia cambiata rispetto a qualche anno fa. Eppure ci sono ancora donne che non hanno capito che essere "brave" non porta da nessuna parte e che rimangono frustrate perché si assumono un ruolo che non è loro.

Le donne riescono facilmente a calarsi nei panni altrui. Capiscono le opinioni degli altri. Si immedesimano. Per questa ragione hanno difficoltà ad affermare i propri desideri o a imporre i punti di vista.

In alto arrivano soltanto le donne che mettono a punto strategie più astute. E di certo lavorare per gli altri non è tra queste.

L'esperienza ha mostrato da tempo che sono le donne caparbie, irrispettose, presuntuose quelle che arrivano più in lato. Mai quelle "brave" e raramente le migliori.

Le donne devono imparare a non sperare silenziosamente nella riconoscenza, bensì ad esigere una contropartita.

L'ostacolo più grande che le donne devono superare è quello di voler piacere a tutti i costi. Per far ciò rinunciano all'affermazione di sé, all'indipendenza, al potere [...] questa situazione rimarrà immutata finché le donne si orienteranno sulla base del pensiero di altri e non sui propri desideri e sulle proprie idee.

Credere nelle proprie capacità, competenze specifiche e talento. Non ne conseguono né durezza, né mancanza di riguardo, ma il coraggio, una maggiore autonomia e più voglia di vivere.

Le persone non vengono frenate dalla realtà, ma dai propri modelli interiori.

Le donne "brave" non soltanto temono la responsabilità, ma rifuggono dal rischio di non essere più amate o benvolute anche per un solo istante.

I vantaggi e gli svantaggi devono essere soppesati e poi si può prendere una decisione.

Spesso dietro la rabbia si nasconde la forza di ognuno.

L'indipendenza rende possibile allacciare rapporti rilassati e aperti.

Molte donne diventano madri senza avere scelto veramente di avere un figlio. Non hanno nemmeno concepito l'idea di una vita senza figli.

La rinuncia non può mai essere una soluzione duratura.

Il senso del vostro valore non deve dipendere dall'avere o meno un marito. Solo chi crede in se stesso può convincere gli altri di sé.

Prefiggersi scopi a lunga scadenza e non perderli di vista. Non perdere tempo a pensare che cosa pensano gli altri. Giungere ad accordi chiari e inequivocabili, porre richieste.

Ha lavorato per altri nell'ansia di piacere. In questo modo senza volerlo ha rinunciato al successo nella professione. Per paura di essere considerata arrogante dalle assistenti si è posta sul loro livello sgravandole di una parte del suo lavoro, anziché di servirsi di loro per sgravarsi del suo lavoro.

Hanno successo le persone che espongono le proprie idee ad alta voce e con chiarezza, che esprimono desideri e pongono richieste. Manifestano di voler assumere incarichi particolari.

Anche il lavoro che riesce facile ha valore. Proprio coloro che hanno una buona professionalità svolgono il lavoro senza grandi difficoltà e rendono veramente qualcosa.

Anche le lottatrici hanno bisogno dell'appoggio degli amici.

Solo che stabilisce regole proprie all'interno delle quali si sente a proprio agio determina il suo cammino.

La capacità di decisione non ha nulla a che vedere con la diplomazia. diplomazia significa arte della mediazione quest'arte produce risultati in cui tutte le parti ottengono un vantaggio.

La testa della donna è piena di pregiudizi che nascono dalla paura del poter che potrebbe possedere.

Le donne devono anche imparare a esercitare la propria influenza con le persone che stanno sopra di loro.

Un potere stabile l'hanno soltanto coloro che coltivano buoni rapporti con collaboratori e superiori.

Per sfruttare in maniera sensata la propria posizione è indispensabile godere di riconoscimento e rispetto da parte dei collaboratori. Anche una certa popolarità non guasta, ma ottenuta mediante lealtà, stima e una sobria distanza, non prodotta da gentilezza eccessiva o ipocrisia.

Molte donne credono di avere bisogno di un uomo come garante della sicurezza economica e del proprio fascino femminile [...] Per questo motivo tengono in piedi rapporti che da tempo non vorrebbero più. Si preoccupano di come tenersi stretti i propri mariti. Si sacrificano anziché cercare di risolvere i problemi che sorgerebbero in assenza di un marito. E' necessario chiarire i propri obiettivi, prendere con determinazione le decisioni conseguenti.

Il riconoscimento si ottiene per lo più fornendo nuove idee, proposte di miglioramento.

"Esiste una soluzione ed io sono in grado di trovarla". "Voglio infrangere norme e regole".

Solo quando manifesto le mie esigenze gli altri hanno modo di capire che cosa voglio.

O si concepisce la vita come qualcosa di rigido e immutabile oppure ci si decide a fare qualcosa, cioè a cambiare quello che non ci soddisfa.

Ancora oggi viene richiesta la dubbia virtù della modestia. [...] I maschi fanno sempre chiasso davanti a un bel voto e lei non li ha mai rimproverati. Essere visibilmente meglio degli altri non va bene. Avere brutti voti non va bene.

Solo chi ha coraggio di rafforzare la propria personalità può avere potere e influenzare altre persone in maniera convincente e positiva. Ma riuscirà a sviluppare la propria personalità soltanto colei che vive concentrata sui propri desideri e sulle proprie esigenze.

Chi si arrende alla paura è passivo e non può commettere errori.

Le lamentele non hanno mai aiutato nessuno. Ciò che aiuta le donne è la determinazione a liberarsi della propria sudditanza mentale.

E' privo di senso e di utilità adeguarsi fino a perdere la propria riconoscibilità.

La trappola della comprensione: questa trappola si riassume nella formula: "Devo avere comprensione per le difficoltà interiori di coloro che mi stanno intorno".
La trappola della disponibilità: la motivazione principale che si nasconde dietro il rendersi utili è ottenere la dedizione e l'attenzione altrui.
La trappola del sacrificio: in questo caso le donne credono di avere la vocazione di martiri e quindi si sacrificano nel senso letterale del termine.
La trappola della modestia: la rinuncia ai propri desideri e alle proprie esigenze è vista come una delle massime virtù.
La trappola della compassione: qui la donna si identifica con la vittima. Crede di essere l'unica a potere portare la salvezza. la responsabilità di colui che gode della compassione viene quasi del tutto eliminata.

La vera soluzione è sviluppare una personalità consapevole e autonoma.

Poche di loro fanno tutto questo senza provare rimorsi di coscienza.

Spesso si tollera un comportamento altrui perché non si ha il coraggio di biasimarlo apertamente. In questo modo il termine comprensione si è tramutato a poco a poco nel sinonimo di tolleranza di un comportamento inaccettabile e riprovevole.

Dare in escandescenze di tanto in tanto non è un delitto. Ma bisogna anche sapersi scusare. Più spesso è il tono che va cambiato più che il contenuto che, talvolta, va sostenuto fino in fondo.

Gli amici si trovano perché abbiamo qualcosa in comune e quando le cose in comune cambiano, si modifica anche l'amicizia.

La cosa più efficace è cercare alleati con gli stessi interessi. I cambiamenti cui aspirate diventano più semplici da realizzare se più persone tirano la stessa corda. Si sopporta tutto con maggior facilità quando ci si fa coraggio l'un l'altro.

Quando le donne usano il sorriso in maniera raffinata o distaccata per abbindolare qualcuno, allora il sorriso è un'arma efficace. Quando però il sorriso è essenzialmente un espediente per nascondere la paura e per placare l'avversario, allora è sottomissione.

Solo un rapporto equilibrato può arrivare molto lontano. La dipendenza dai genitori, dai mariti, dai compagni di vita, dai superiori invece è un'escalation. Alla fine ci si ritrova sul serio a non sapere più badare a se stesse. Non si è più in grado di prendere decisioni da sole, di mantenersi, di compilare un assegno, di sporgere querela in tribunale.

Nelle cosiddette indagini di mercato sullo shopping è emerso che più una donna trae soddisfazione dal proprio lavoro, meno vestiti si compra.

E' raro che quello che ti spetta ti venga dato spontaneamente.

Chi ha il denaro ha il potere.

Le ragazze "cattive" fanno ciò che è bene per loro...senza sensi di colpa.

Non basta credere in qualcosa, bisogna avere la forza di superare gli ostacoli e lottare.

Le ragazze "cattive":
Infrangono le regole.
Stabiliscono regole proprie.
Pongono esigenze chiare.
Sanno dire NO senza remore.
Nessuno può mettere in crisi la loro sicurezza.
Hanno una visione chiara del cammino che devono percorrere.
Pensano in grande.
Sperimentano il successo.
Non vogliono piacere ad ogni costo.
Non temono le critiche.
non si fanno zittire da nessuno.
Accettano il fatto che senza rischio non si possa vincere.
Usano le proprie energie per i PROPRI scopi.
Sono fiere dei loro successi.
Entrare in competizione le diverte.
Usano un linguaggio diretto e non passano il tempo a preoccuparsi di quello che gli altri potrebbero pensare o fare.
Hanno voglia di vincere.
[...] Non temono di apparire spietate.
[...] Nel dubbio si separano dagli altri, mai da loro stesse!

JUAN BONILLA - IO SONO, IO SEI, IO E'

venerdì 11 marzo 2011

Librettino simpatico per adolescenti, che potrebbe essere utile a tanti adulti.

Il sole è un limone raggrinzito, in un cielo che sembra un sacchetto di plastica per la spazzatura: forse sta aspettando che qualcuno tiri i manici e li annodi per gettarlo in un cassonetto pieno di mille sacchetti identici, con dentro gli scarti di centinaia di giorni che non hanno regalato neanche un momento degno di essere ricordato.

Pensiero e sentimento sono le due facce di una stessa cosa: non esiste niente che non abbia una facciata e un retro, non c'è moneta senza la testa e la croce.

L'anima delle cose la trovi nel valore che gli viene attribuito.

Ognuno si avvelena l'anima con le bugie più dolci, e il fatto che siano poco convincenti non vuol dire che non ti diano soddisfazione.

Lei aspirava a qualcosa di più, a qualcuno che la sconfiggesse, o che venisse sconfitto a fatica.

Questo significa essere un "io mi amo, tu mi ami, egli mi ama": se gli altri ti abbaiano contro, tu trasformi i loro latrati in messaggi d'amore; se ti insultano pensi che in fondo ti stanno lodando. E' una perversione, è vero, e comunque è una perversione utile.

Junot magari non lo sa, ma anche lui è un "io sono, io sei, io è". Vede la realtà in un modo abbastanza chiaro da non venire ferito da illusioni o da clamorose sconfitte.

DAVID BALDACCI - I COLLEZIONISTI

lunedì 7 febbraio 2011

Un altro bel libro di Baldacci che riesce a creare ed a mantenere la suspence e mi fa sembrare tutto un film, infatti spesso traggono ispirazione dai suoi libri per realizzarne. I suoi punti di forza sono la costruzione dei personaggi e la verosimiglianza degli eventi.

I politici sono convinti che i missili garantiscono la sicurezza mentre invece sono i libri a darcela, e per un motivo semplicissimo: a causare le guerre è l'ignoranza e chi legge molto difficilmente è ignorante.

Che ce ne rendiamo conto o meno tutti collezioniamo qualcosa.

In una lotta non contano le dimensioni del cane ma la sua determinazione a lottare.

NICCOLO' AMMANITI - TI PRENDO E TI PORTO VIA

sabato 8 gennaio 2011

Adoro Ammaniti ed anche questo libro dimostra la sua bravura nel saper cogliere il ruolo dei personaggi, nel senso di inevitabilità che pervade tutta la trama e nel saper rendere le emozioni da farle "vibrare". Quando una scena viene descritta così bene da farti provare emozioni forti, tanto da farti piangere, sorridere o schifare, allora si raggiunge l'obiettivo dello scrivere.
All'inizio sembra che i personaggi siano indipendenti l'uno dall'altro, ma poi tutti i fili si riuniscono a formare un'unica trama fatta di allegrie, ma soprattutto di tristezze.

La cosa sarebbe passata perché nella vita le cose passano sempre, come in un fiume. Anche le più difficile che ti sembra impossibile superare le superi, e in un attimo te le trovi dietro alle spalle e devi andare avanti.

JOHN STEINBECK - UOMINI E TOPI

sabato 4 dicembre 2010



I libri non servono a niente. A un uomo occorre qualcuno...che gli stia accanto. Un uomo ammattisce se non ha qualcuno.
 

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